LA SACERDOTESSA DEL SOUL.
Scritto da Redazione il 21 Aprile 2026

Nina Simone non cantava per compiacere: scorticava. Il 21 aprile 2003 il mondo perdeva non una voce, ma un incendio.
Ecco la sua genialità ridotta all’osso, col graffio che meritava:
Ha preso il rigore architettonico di Bach e lo ha scaraventato nel fango del blues. Nessun altro ha mai osato far suonare un pianoforte jazz come un organo da cattedrale barocca.
Un contralto androgino che non cercava il consenso, ma la verità. Ha usato la musica come un fucile caricato a diritti civili, trasformando il palco in un campo di battaglia contro la segregazione.
Nina dominava il pubblico tra terrore ed estasi. Se osavi sussurrare, lei smetteva di suonare. La sua gestione dei vuoti era una forma di ipnosi violenta.
Non era una “cantante”. Era una forza della natura che ha ridefinito il concetto di interpretazione.
Ciao Nina, noi di siamotuttiawanagana ti immaginiamo ancora lì: curva sulla tastiera, a sfidare gli angeli con quel ruggito che non conoscerà mai oblio.