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Awanagana: Alberto Sordi inventore di parole, dal romanesco all’americano

Scritto da il 3 Aprile 2022

Anche adesso, mentre cammini per le vie più deserte, magari in pieno agosto, senti il chiacchierio piacevole della gente, una specie di ronzio, nei momenti più calmi, simile allo scroscio di una fontanella, che aleggia nei cortili interni dei palazzi, che rimbalza da una finestra all’altra. “Il romano” ha detto Sordi, “non parla neppure un dialetto. Parla un italiano da indolenti. Dice fero invece di ferro, perché non gliela fa. Così dice anche guera; e figuriamoci che guerra gli va di fare”.

UN AMERICANO A ROMA

Nando gira con un bracciale di cuoio borchiato, cinturone da cowboy, maglietta bianca attillata dentro i jeans a tubo e berretto da baseball, chiama in palese pseudo-inglese i suoi familiari (Elvy, papi, mami) ma soprattutto vive ogni situazione quotidiana come se fosse la scena di un film americano di cui lui è il protagonista. Nando è peraltro convinto di essere padrone della lingua inglese, che invece ignora completamente: nella sua parlata si mescolano espressioni in romanesco ed inglese approssimativo (come “Polizia der Kansas City”[4] e “orrait orrait”, deformazione di all right, all right), oppure completamente inventate (“awanagana“).


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