CRONACA DI UN FIASCO IMPREVISTO .
Scritto da Redazione il 23 Aprile 2026

Noi di siamotuttiawanagana raccontiamo gli eventi epici, ma come in questo caso anche di flop clamorosi. Ė il 23 aprile 1956, siamo a Las Vegas. Da una parte il “Re” in erba, un ventunenne che scuote il bacino come se avesse le formiche nelle mutande; dall’altra, una platea di mummie in smoking che sorseggiano Martini e sperano che il rumore finisca presto.
Ecco il resoconto sferzante di quel fiasco leggendario:
Elvis Presley arriva al New Frontier Hotel con la brillantina fresca e l’arroganza di chi sta ribaltando l’America. Ma Las Vegas nel ’56 non è la città del peccato, è un ospizio di lusso per milionari che considerano il Rock ‘n’ Roll una malattia venerea.
Lo sbattono in cartellone come “The Atomic Laughter” (La risata atomica). Non lo presentano come un musicista, ma come un fenomeno da baraccone, una curiosità radioattiva da guardare tra una mano di blackjack e l’altra.
Elvis attacca con la sua energia selvaggia, ma il pubblico rimane immobile. Niente urla, niente svenimenti. Solo il rumore dei cubetti di ghiaccio nei bicchieri e qualche sbadiglio annoiato. Per quei signori abituati ai sussurri di Sinatra, Elvis è solo un ragazzino rumoroso che non sa stare fermo.
La critica lo massacra. Lo definiscono “un orrore per l’udito”, un “esibizionista senza talento”. Un giornalista scrive che la sua musica ha lo stesso fascino di un trapano da dentista.
Il Re incassa il colpo, si rimette il ciuffo a posto e scappa da Vegas. Ci metterà 13 anni a rimetterci piede. Ma quando tornerà nel 1969, lo farà con le basette lunghe, le tute di strass e un esercito di orchestrali, trasformando quella città nel suo regno personale e vendicando ogni singolo sbadiglio del ’56.